Con il termine strabismo si indica una deviazione degli assi visivi degli occhi. Come conseguenza gli occhi non guardano nella stessa direzione ma in direzioni diverse. Ma questa deviazione degli assi visivi è anche conosciuta con un altro nome: strabismo di Venere. Qual è il significato di questa espressione? Da dove deriva?

L’origine di questa espressione deriva da quell’unico e solo difetto della dea dell’amore e della bellezza nella mitologia romana. Vuole il racconto mitologico che Venere, la più bella tra gli déi, fosse affetta da (lieve) strabismo, e quindi i suoi due occhi guardassero in direzioni diverse.

Il termine strabismo di Venere non fa parte della tradizionale terminologia clinica. Però con il tempo è diventato un termine di uso popolare per indicare una forma molto lieve di strabismo divergente (quindi l’occhio deviato guarda verso l’esterno). E lo strabismo divergente non riguarda soltanto le donne, anche gli uomini ne possono essere affetti.

A maggiore conferma della cosa si può ammirare in particolare uno dei massimi capolavori della pittura italiana.
La nascita di Venere di Sandro Botticelli, conservata all’interno della Galleria degli Uffizi a Firenze. Osservando con attenzione gli occhi della dea si può notare come il grande maestro fiorentino abbia riportato anche quell’unico difetto.

Per correggerlo ci sono diversi modi, ma si può davvero parlare di “difetto” riguardo allo strabismo di Venere? Secondo molti si tratta di un dettaglio capace di rendere molto più interessante lo sguardo di una persona, e ancora di più di una donna.

Considerando inoltre che ci sono diversi personaggi famosi la cui bellezza non è stata minimamente intaccata dallo strabismo di Venere: giusto a titolo di esempio si potrebbero citare Kirsten Stewart, Scarlett Johansson, Lucy Liu, Amanda Bynes, Emily Blunt.

Tutte donne unanimemente considerate belle nonostante quel piccolo, anzi piccolissimo difetto. Del resto, se lo strabismo di Venere porta il nome della dea della bellezza, un significato lo dovrà pur avere.